giovedì 17 agosto 2017

Il Coraggio - Cristo, Pilato, Socrate e Aronne Piperno - Voli intorno al Maestro e Margherita

Pilato e Barabba
Capita un giorno di partecipare a un incontro nella biblioteca cittadina sulla filosofia greca, o meglio sulla visione della contemporaneità Con gli occhi dei Greci, proprio così si intitola il libro di Mauro Bonazzi, uno spunto per osservare la complessità in cui siamo immersi con occhi diversi.

Il discorso cade ovviamente su Socrate e sul Simposio, e su Alcibiade. Alcibiade sa perfettamente cosa sia giusto e cosa no, Laura Giordano in "Da Tucidide a Platone: il ruolo di Alcibiade nel Simposio"" sottolinea che Alcibiade ha perfetta coscienza delle proprie carenze 
MA
non riesce ad applicare la lezione di Socrate. ("Studi Classici e orientali" 43-1998).
Alcibiade aderisce ai valori di Socrate quando è con il filosofo ma una volta sciolto dalla sua compagnia aderisce al mondo dei valori dei molti, ο πολλοί.
Dall'altra parte, nell'Apologia, a Socrate viene proposto dai suoi compagni di riconoscersi colpevole e pagare con un'ammenda o l'esilio ma Socrate non accetta, non può accettare:

"ovunque andassi i giovani verrebbero ad ascoltarmi. Se io poi li allontanassi essi mi farebbero scacciare e se non lo facessero sarebbero i loro genitori a cacciarmi". - Non potrebbe allora starsene semplicemente zitto in esilio? No "sarebbe disobbedire a dio... il più gran bene per un uomo sta nell'indagare continuamente sulla virtù". (XXVII-XXVIII)

Socrate si vede come una levatrice e rinnegare il proprio pensiero significherebbe tradire la sua missione di educatore. Ugualmente nel Critone gli viene proposta una via di fuga ma di nuovo Socrate rifiuta.

Ok, ma che c'entrano Cristo, Pilato e Bulgakov?
Eh! C’entrano perché in quel momento stavo leggendo il Maestro e Margherita, o meglio Rileggendo a distanza di venti anni, scoprendo di non averci capito assolutamente una mazza durante la prima lettura.
Dunque leggevo e proprio il giorno dopo aver ascoltato di Alcibiade e della sua incapacità di aderire in toto ai valori di Socrate mi ritrovo al cospetto di Pilato:

“Vi era tanto tempo libero quanto ne occorreva, il temporale sarebbe scoppiato solo verso sera, e la codardia era indubbiamente uno dei vizi più terribili. Così diceva Jeshua Hanozri. No, filosofo, ti obietto: è il vizio più terribile di tutti!Era pronto a tutto, pur di salvare dall’esecuzione quel pazzo sognatore e medico completamente innocente!” (p.361)

La morte di Socrate Jacques-Louis David
La codardia, il più terribile di tutti i vizi.
Ed ecco che Socrate diventa improvvisamente precursore di Cristo. Il filosofo sente il dovere nei confronti dei suoi allievi di perseverare e non rinnegare quanto insegnato, così Cristo e soprattutto Pilato.
Pilato vede l’innocenza di Cristo/Hanozri e lo vuole salvare nonostante tutto, portarlo in Cesarea e probabilmente trascorrere il tempo che gli rimane a discorrere e filosofeggiare con questo uomo, il più giusto degli uomini, il più saggio.
Di notte, nei sogni, ha il coraggio di salvare Hanozri dalla condanna, di compiere ciò che è giusto.
Di giorno il coraggio viene a mancare, Hanozri viene condannato e ucciso.
In un dialogo con Marco Levi si fa mostrare la pergamena sulla quale sono trascritte le parole di Jeshua Hanozri: 
“il vizio maggiore… la codadria…” (p.371)

Lo lasciamo lì Pilato, pagine di silenzio in cui lo immaginiamo arrovellarsi il cervello, con la testa in preda alla peggior emicrania della sua vita una gran gastrite per non aver saputo prendere quell’unica decisione che avrebbe cambiato il corso della sua vita (e forse quello dell’umanità intera).
Pagine di silenzio in cui la sua storia viene taciuta ma diventa soggetto di qualcosa di più grande e attuale, un tarlo, l’opera del Maestro.

E poi finalmente
e Margherita vide che l’uomo seduto, i cui occhi sembravano ciechi, si stropicciava con forza le mani e affissava quei suoi occhi ottenebrati nel disco lunare. Adesso Margherita vedeva che accanto alla pesante scranna di pietra, su cui la luna faceva brillare scintille, giaceva uno scuro, enorme cane dalle orecchie aguzze e come il suo padrone, guardava inquieto la luna. Ai piedi dell’uomo c’erano cocci di una brocca spezzata e si stendeva, senza mai prosciugarsi, una pozza di color rosso-nero.Ecco, ho voluto mostrarle il suo eroe. Sono quasi due millenni che sta qui, su questo pianoro, e dorme, ma quando viene la luna piena, come vede, lo strazia l’insonnia. Essa tormenta non solo lui, ma anche il suo guardiano fedele, il cane. Se vero che la viltà il vizio più grave, il cane, forse, non ne porta la colpa. L’unica cosa che questo animale coraggioso temesse, era la tempesta. Ma chi ama, deve dividere la sorte di colui che egli ama.Dice, — rispose Woland, — una sola cosa. Dice che anche quando c’ la luna, per lui non c’ pace e che brutto il suo mestiere. Cos dice sempre, quando non dorme, e quando dorme, vede una sola cosa: una strada illuminata dalla luna, e vuole percorrerla e parlare con l’arrestato Hanozri perché, come egli afferma, non ha finito di dire qualcosa allora”

Con sollievo per tutti il Maestro libera Pilato dalla sua eterna pena, Cristo lo chiama per continuare quella conversazione interrotta quasi duemila anni prima.

Panchina Bulgakov - Mosca
Vengono i brividi, leggere questo passo di liberazione, sollievo, fine della pena per un uomo che per secoli rimpiange una decisione che non avrebbe potuto non prendere. Pilato come il Giuda del Jesus Christ Superstar forse, dannatore (? esiste dannatore?) e co-salvatore dell'umanità, pedina di una volontà superiore che, in un mondo dominato dal libero arbitrio non riesce a sottrarsi con la volontà al suo destino. 
Già, mentre da un lato l'accostamento Socrate/coraggio/Cristo denota la profonda anima filosofica della cristianità russa, la figura di Pilato sembra rinnegare tutte le teorie sul libero arbitrio

Oh!
Ero così contenta di questo parallelo inaudito e mi pascevo tanto in questa scoperta!
Finché non mi venne la brutta idea di prendere in mano “La morte di Socrate” di Lev Tolstoj

A Socrate avvenne quel che poi avvenne a Cristo. Socrate mostrava agli uomini la via della vita secondo ragione, così come essa gli si rivelava nella sua coscienza, e, nel mostrare questa via, non poteva non ripudiare quelle false dottrine sulle quali si fondava la vita sociale del suo tempo. E la maggioranza degli ateniesi, non essendo in grado di intraprendere la via indicata da lui, benché la riconoscessero come vera non potevano tollerare la condanna di tutto ciò che essi tenevano per sacro, e, per liberarsi dall'accusatore e dal sovvertitore dell'ordine costituito, avevano consegnato Socrate al tribunale per un processo, che doveva concludersi con la morte del condannato. Socrate lo sapeva e perciò non si difese.
Evitare la morte non è difficile, molto più difficile è evitare il male
Quando mi avrete messo a morte, voi susciterete contro di voi tutti coloro che vi accusano” p.144

Cristo è morto, la sua pena è finita, terminata, è risorto nella luce perché non si è piegato.
La pena di chi lo ha messo a morte invece è eterna, il biasimo nei confronti di Pilato, di Giuda e degli Ebrei continua nei secoli.
Ricordate il Marchese del Grillo? Aronne Piperno l’ebanista che il Marchese non vuole pagare per puro sfoggio di arroganza e sopraffazione?
E in più... tu sei giudeo e i tuoi antenati falegnami hanno fabbricato la croce dove hanno inchiodato nostro signore Gesù Cristo... posso essere ancora un po' incazzato pe' sto fatto?

OK, Aronne Piperno c'entra e non c'entra ma non riuscivo a togliermi la scena dalla mente.

E' tutto?
NO!
Perché passano due o tre settimane e Cristo e Socrate ritornano proprio dove non ce li si aspetterebbe.
Tra le pagine di Umberto Eco, "La Misteriosa fiamma della regina Loana", si parla di Gragnola, un conoscente, una vita fa...
"Gragnola invece viveva in un mondo intristito da un Dio cattivo, e l'avevo visto sorridere con qualche tenerezza solo quando mi raccontava di Socrate e di Gesù.Due che poi, mi dicevo, erano stati ammazzati, e quindi non vedevo che cosa ci fosse da ridere." p.350
Infatti non rideva, sorrideva con tenerezza.
C'è davvero da chiedersi se sia stata la figura di Socrate a essere plasmata su quella di Cristo o viceversa. Questo mito del coraggio, Socrate come Cristo, Alcibiade come Pilato...

Ci penserò in un secondo momento...

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