domenica 1 ottobre 2017

Le Cave del Vaticano - Fleurissoire tra Lancillotto, Don Chisciotte e il surrealismo


Da dieci anni covavo il desiderio di leggere Le Cave del Vaticano di André Gide, desiderio che nacque al corso di francese della prof. Zuffi sulla narratologia, si parlò della sua farsa su un grande segreto che coinvolgeva il Vaticano e io mi ero già prefigurata una storia alla Dan Brown ma meglio scritta.

Quando mi sono trovata l'opera tra le mani ho atteso qualche settimana prima di iniziarla tanta era l'aspettativa che nutrivo e che è stata solo parzialmente delusa.

L'opera è una farsa in cui vengono ridicolizzati il bigottismo e le beghine, queste donne tutte casa e chiesa desiderose di santità, una su tutte Arnica Fleurissoire che cade nel tranello di uno sconosciuto che le confessa della cattività del Papa: un gruppo di truffatori aveva ideato una menzogna ammirevole per spillare soldi ai boccaloni francesi ossia che il Papa fosse stato fatto prigioniero con la complicità del Quirinale e che quello che si mostrava al pubblico fosse in realtà un impostore.

Quando Amédée Fleurissoire, marito di Arnica, viene a conoscenza del rapimento resta folgorato da un impulso mai provato prima e anziché sostenere la finta colletta che dovrebbe aiutare a liberare il Papa, decide dipartire lui stesso in missione. Lui, novello don Chisciotte che non aveva mai viaggiato al di fuori della sua città, che viveva nel terrore di prendersi un raffreddore, lui si sente ormai predestinato: finalmente ha trovato lo scopo della sua esistenza e si mette in viaggio, solo, alla volta di Roma.

Come gli antichi eroi di chiara fama consacrati dalle canzoni di gesta, a cavallo del suo treno, con un foulard come scudo e nessuna arma al fianco parte in missione lasciando moglie e amico tra stupore e ammirazione.

Inutile dire che il viaggio è già di per sé qualcosa di ridicolo tra treni sbagliati, pulci, cimici, zanzare, brufoli e il terrore delle correnti d'aria ma alla fine riesce ad arrivare a Roma e a portarsi il più vicino possibile a quel Papa che crede di dover salvare. E' vicino, si sente vicinissimo a compiere la sua (ridicola) missione ma... cade in tentazione e la mattina si risveglia con una donna che giace nuda al suo fianco.

E' la fine.

Per quanto desideri portare a termine la sua missione il senso di colpa lo divora, la distrazione di un momento fa crollare in lui tutta la sicurezza di essere il predestinato e alla fine confessa il suo peccato, tra le risate degli impostori e del lettore:

"... e siccome i fumi del vino si mescolavano alle nubi della tristezza e i rutti dell'ubriachezza al gemito dei singhiozzi, chino dalla parte di Protos cominciò col vomitare il pranzo. Poi raccontò confusamente la notte passata con Carola e il dolore per la recente perdita della sua verginità. Don Bartolotti e prete Cave fecero un enorme sforzo per non soffocare dalle risate."

Come Lancillotto a un passo dal Santo Graal, Fleurissoire si sente a un passo dal portare a termine l'arduo compito: ha trovato degli alleati, prodi cavalieri in abito talare che lo supporteranno e lo indirizzeranno dritto alla meta.

Come Lancillotto perduto a causa di una passione dannata per Ginevra, Fleurissoire peccherà, a sua insaputa oserei dire, e tutta la forza delle sue più nobili intenzioni crollerà come castello di carte al vento per una prostituta. 

Fleurissoire è l'uomo comune: anonimo, intristito, privo di immaginazione, grigio, lo stereotipo del borghese dei primi del Novecento, non c'è possibilità di salvezza per la sua anima.
La grande rivoluzione di Gide risiede nell'utilizzare questo buffo personaggio per mettere nella pratica narrativa ciò che André Breton teorizzerà dieci anni più tardi nel 1924 nel Manifesto del Surrealismo: 

”Il più semplice atto surrealista consiste nello scendere in strada con una pistola per mano e sparare a caso, finché si può, sulla folla”

E così fa André Gide: all'improvviso, senza minimamente preannunciarlo, senza motivo, l'autore Booooom! Getta il povero Fleurissoire fuori dal treno e fuori dalla storia lasciando il lettore a guardare dal finestrino il corpo scomposto dell'incolpevole borghesuccio.

"Un crimine senza motivo... Non è tanto degli avvenimenti che ho curiosità, quanto di me stesso"
Così pensa Lafcadio mentre compie il gesto assurdo e quando cerca di motivare l'atroce atto riesce solo a dire
"Non lo so... Non aveva un aspetto felice."

Per Fleurissoire nessun ritorno in patria da eroe, nessun funerale in pompa magna, nessun bardo canterà il suo coraggio e nessun re o papa piangerà sulle sue spoglie, solo la prostituta Carola aspetterà che i parenti stretti si allontanino dalla tomba per porgere il suo ultimo saluto sotto la pioggia e posare un mazzo di crisantemi.

E qui si conclude la storia dell'uomo qualunque che si mise in testa di fare l'eroe e che fu ucciso senza motivo.

Ivanhoe - Il gotico rovesciato



Ho appena terminato la lettura di Ivanhoe di Sir Walter Scott e le prime parole che mi vengono in mente sono OH! MIO! DIO!

Ma che figata di libro è?

Perché nessuno me l'ha mai detto? Perché nessuno ne parla?

La prima volta che ne sentii parlare ero al liceo e il prof stava introducendo I Promessi Sposi presentandolo come romanzo storico. "Il genere del romanzo storico trae la sua origine dall'Ivanhoe di Sir Walter Scott e bla, bla, bla...". Se prima avevo considerato Ivanhoe come romanzo per maschietti sotto i tredici anni l'associazione con l'opera del Manzoni aveva definitivamente mandato all'aria ogni possibilità di considerarlo tra le opere da leggere.
Poi un anno fa sono capitata su di un'intervista de La Stampa allo storico medievale Jacques Le Goff, l'autore de " Il Meraviglioso e il Quotidiano nell'Occidente medievale", "La Nascita del Purgatorio" e innumerevoli altre opere di carattere storico. Nell'intervista racconta di aver letto Ivanhoe quando aveva dodici anni e di esserne rimasto entusiasta, anche questo contribuì a far nascere in lui la passione per il Medioevo.
E ora capisco perché! Questo libro infiammerebbe un iceberg, c'è così tanta passione e tanta sorprendente ironia da potersi considerare modernissimo.

L'introduzione di Francesco Marroni nell'edizione Mondadori avvisa subito il lettore che l'opposizione tra sassoni e normanni attorno alla quale ruota tutta l'opera era alla fine del XIII secolo ormai superata ma in fondo al lettore poco importa, la godibilità del libro sta proprio nell'inserire personaggi storici entrati ormai nel mito come re Riccardo, il principe Giovanni, Robin Hood e tutta la sua banda di fuorilegge in una situazione politica di incertezza e ribellioni: re Riccardo è prigioniero del duca d'Austria, in sua vece governa il fratello Giovanni che sta cercando di farsi riconoscere re, nel frattempo l'antica nobiltà sassone, ancora non del tutto domata, si sta organizzando per riportare i sassoni al potere a discapito degli "usurpatori" normanni.
L'eroe Ivanhoe è il punto di congiunzione tra le due fazioni in quanto sassone al servizio giurato di re Riccardo, alla fine è l'uomo che risolverà idealmente il conflitto tra le due anime inglesi lasciando immaginare un futuro di pace e concordia.
MA
La caratteristica secondo me più straordinaria e narrativamente innovativa è che l'eroe Ivanhoe di cui tutti parlano e che dà il titolo al libro non compare per tre quarti dell'opera se non per mostrarsi a letto ferito e tutto il romanzo narra di eventi e persone che ruotano attorno alla sua figura.

La grande maestria di Scott risiede nel portare all'attenzione del pubblico inglese una storia che sembra ricalcare i romanzi gotici che tanto successo avevano riscosso nei decenni precedenti.
Sono presenti elementi gotici come la corruzione, dell'anima o della carne, si pensi al nobile Fitzurse che nutre rancore verso re Riccardo e sostiene il principe Giovanni perché debole e facilmente manovrabile. Oppure si pensi al potente priore dell'Abbazia di Jorvaulx, "amante della caccia, della buona tavola e di altri piaceri mondani ancora meno compatibili con i voti monastici".
Un altro elemento gotico si può ritrovare nella vertiginosa verticalità del castello di Torquilostone dalle segrete sotterranee luogo di prigionia e tortura all'alta torre in cui sono prigionieri Rebecca e Ivanhoe.
Infine la figura di Ulrica, fatta prigioniera da giovane e sfruttata come schiava da letto che per anni, decenni, ha covato il suo odio meditando vendetta: la distruzione dei suoi aguzzini, del loro castello e di se stessa.

Ma nel dare una patina di gotico al suo racconto Scott lo libera allo stesso tempo del mistero proprio di quel genere letterario e lo riveste di ironia. E' così che il nobile Athelstane, pallido e smagrito, sembra resuscitare col solo scopo di concedersi un pasto decente, in questo modo Scott con la veste gotica (romance) appassiona il lettore per poi ricondurlo nella sfera del reale (novel) spogliandolo di tutto il mistero.



Anche l'idea di eroe all'interno del romanzo subisce un capovolgimento rispetto ai canoni del romanzo gotico e del classico romanzo medievale nei quali l'eroe è perfetto, coraggioso, saggio, pondera con senno ogni decisione anteponendo l'interessa della collettività al proprio. In Ivanhoe quello che viene presentato come eroe, il cavaliere nero, agisce in realtà per soddisfare il proprio desiderio di gloria e la sua smodata passione per il rischio e l'avventura e poco importa che questo possa rappresentare un pericolo per l'intero regno.

A fare da contraltare a questi celebrati eroi che mettono inutilmente a repentaglio le sorti del regno o giacciono feriti in un letto oppure ancora sono devastati da passioni mortali come Bois-Guilbert ci sono gli eroi che non ti aspetti: il frate beone e godereccio, il bandito, il porcaro e il buffone Wamba che chiude perfettamente questo processo di smitizzazione della cavalleria e del valore dicendo "Quando il valore e la follia viaggiano insieme è la follia che deve portare il corno perché sa suonarlo meglio" e infatti alla fine sarà proprio Wamba a suonare il corno quando con re Riccardo si troverà in grande pericolo risparmiando al re il destino che toccò a un altro grande paladino della letteratura medievale, Orlando, l'eroe le cui gesta diedero inizio alla letteratura romanza.

Chiude questa rappresentazione invertita del mondo cavalleresco il duello finale in cui l'eroe vince e la bella Rebecca è salva non tanto per le capacità e il valore di Ivanhoe ma perché l'avversario collassa sconfitto dal proprio conflitto interiore.

E se ancora serve un motivo per convincersi a leggere quest'opera dirò che tra queste pagine prendono vita personaggi quasi mitologici che popolano la nostra immaginazione sin dall'infanzia: re Riccardo Cuor di Leone, Giovanni Senza Terra, Robin Hood e Frate Tuck sono così vivi che paiono saltare fuori dalle pagine. Su tutti è proprio frate Tuck che suscita la maggior simpatia, questo frate ubriacone e godereccio, amante della buona tavola, della caccia e delle ballate sassoni, il guardiano delle anime dei fuorilegge di Sherwood che non risparmia sagge randellate a chi se le merita e il capitolo che lo vede insieme al cavaliere nero a bere, mangiare, cantare e suonare è a mio parere il capitolo più divertente di tutta la letteratura classica, irrispettosamente dissacrante, un pezzo di pura pancia. La figura di frate Tuck è perfettamente bilanciata dall'altro buffone malgré lui, il comico non ufficiale dell'opera, il nobile indolente Athelstane, ultimo discendente della più gloriosa stirpe sassone il cui unico scopo nella vita e di garantirsi pasti adeguati al suo status.

Insomma un romanzo bello bello bello, talmente piacevole che le ultime pagine le ho dovute centellinare per prolungare quanto più possibile l'atmosfera in cui ero immersa.

domenica 10 settembre 2017

Rhaegar e Lyanna - chi diffuse la menzogna del rapimento?





Il finale di stagione ci regala, tra le altre cose, le parole di Bran: "La ribellione di Robert è fondata su di una bugia"

Quale bugia lo sappiamo ovvero che Lyanna Stark fuggì volontariamente con Rhaegar Targaryen.

Ma chi fomentò la menzogna del rapimento e a che scopo?

Per la prima domanda ho una risposta, per la seconda... solo supposizioni un po' arzigogolate, il tutto a partire dai dati che ho a disposizione ovvero il finale della settima stagione televisiva e i libri. Non escludo la possibilità che nei libri il matrimonio/non matrimonio possa essere presentato in modo diverso però intanto che aspetto l'ottava stagione o il libro sesto delle Cronache inganno l'attesa così.

Ora chiunque abbia letto i libri che compongono Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e il Librone delle Cronache, altrimenti detto la Bibbia, sa che per come il personaggio di Rhaegar è stato descritto non avrebbe mai commesso un atto così orribile come il rapimento e stupro di Lyanna: i due si erano con tutta probabilità conosciuti e innamorati al torneo di Harrenhal: lei si commuove quando Rhaegar canta durante il banchetto e lui la incorona regina d'Amore e bellezza... come nel dettaglio sono andate le cose probabilmente non lo sapremo mai, ci basta sapere che qualche tempo dopo i due si incontrarono di nuovo nei pressi di Harrenhal (Librone).

Da quel momento di Lyanna si perdono le tracce fino alla sua morte alla torre della Gioia ricordata in un sogno di Ned (Serie TV/Libri).

Questo è quanto sappiamo da Martin, da qui in poi la questione Lyanna-Rhaegar viene ripresa solo dalla serie TV, prima nell'episodio 10 della sesta stagione quando in una visione Bran scopre che Lyanna ha dato alla luce un figlio e lo ha affidato a Ned, poi nell'episodio 07x05 quando Gilly legge a Sam uno scritto di Septon Maynard in cui viene riportato che il Septon annullò il matrimonio tra Elia Martell e Rhaegar e celebrò un nuovo matrimonio del principe con una donna a Dorne, la donna, viene svelato nell'episodio 7x7, è proprio Lyanna.

Ora non so come Martin vorrà gestire la cosa, se anche lui proporrà l'annullamento o più semplicemente propenderà per la bigamia, io sono a favore di quest'ultima, più che altro per una questione di rispetto nei confronti della povera Elia Martell, la questione della legittimità di Jon non ne risentirebbe in quanto sia Aegon sia Rhaenyra, i precedenti figli di Rhaegar ed Elia, sono morti nel sacco di Approdo del Re.

Chi era Septon Maynard non si sa, non viene citato mai prima né nei libri né nella serie TV .

E Lyanna? Neanche una cartolina ai suoi per dire che sta bene e che si è sposata? Che aspetta un figlio? Niente? Un sms? Una whazzappata?

Il matrimonio del secolo avrebbe immediatamente posto fine alla ribellione di Robert o meglio avrebbe molto probabilmente fatto passare gli Stark dalla parte di Rhaegar e la guerra sarebbe stata quindi solo contro re Aerys con il fine di mettere Rhaegar sul trono.

Robert avrebbe sicuramente somatizzato ma se chiamato a scegliere tra l'amico Robert e la sorella non dubito che Ned avrebbe scelto Lyanna e trovandosi i Baratheon senza metà degli alleati non credo avrebbero vinto.

Quindi?
Quindi probabilmente Lyanna ha cercato di mettersi in contatto con i suoi e ipotizzo che il messaggio sia davvero partito e probabilmente arrivato a Grande Inverno.

E chi c'era a Grande Inverno a ricevere il messaggio?
Maestro Walys.

Ricordiamo per un attimo cosa dice Lady Dustin a Theon riguardo Walys e i maestri in generale ne La Danza dei Draghi, capitolo di Theon:


"I ratti grigi leggono e scrivono le nostre lettere (...) chi può dire con certezza che non distorcano le parole per i loro fini occulti?
(...)
ogni volta che siamo più deboli e vulnerabili loro arrivano (...) Così nel giro di poco il dominatore diventa dominato.
(...)
E' andata così con Lord Rickard Stark. Il suo ratto grigio si chiamava maestro Walys. E non è astuto che i maestri si facciano chiamare con un solo nome, perfino quelli che arrivano per la prima volta alla Cittadella ne hanno due? Così non possiamo sapere chi sono realmente, né da dove arrivano (...) maestro Walys era conosciuto come Walys Flowers (...) La madre di Walys Flowers era una ragazza Hightower... e il padre un arcimaestro della Cittadella. (...) Una volta che Wylis ebbe forgiato la propria catena, il suo padre segreto e gli amici esitarono a mandarlo a Grande Inverno (traduzione un po'... malaccio, forse "NON esitarono a mandarlo a Grande Inverno"), così da riempire le orecchie di lord Rickard di parole velenose dolci come il miele. Il matrimonio con i Tully era stata idea sua, non c'erano dubbi".


Per questo sono convinta che il messaggio sia partito e arrivato e che maestro Walys lo abbia tenuto nascosto agli Stark cosicché gli Stark continuassero ad appoggiare i Baratheon nella guerra contro i Targaryen.

Ricordo che i matrimoni tra grandi casate erano cosa assolutamente inusuale in Westeros: le grandi famiglie infatti tendevano a imparentarsi con i loro alfieri per cementare le alleanze ma a un certo punto vengono combinate le unioni Stark-Tully (Brandon/Eddard-Catelyn) e Baratheon-Stark (Robert-Lyanna). Perche? Forse per creare alleanze anti Targaryen? Qualche anno prima a Ovest invece Joanna Lannister stava combinando il matrimonio tra uno dei suoi gemelli e uno dei figli della principessa di Dorne (Oberyn con Cersei o Elia con Jaime), anche questo era inusuale. Poi Joanna muore di parto e Tywin manda tutto all'aria perché mira a dare Cersei in sposa a Rhaegar.

Inoltre chi fu a convincere Aerys II ad aprire le porte di Approdo del Re a Tywin Lannister permettendo così alle sue truppe di saccheggiare la città e uccidere Rhella e i suoi figli portando alla morte dello stesso re? Un maestro: Pycelle.

Ora sul perché i maestri della Cittadella volessero la caduta dei Targaryen ho ancora qualche dubbio, di sicuro hanno negli anni fatto in modo di rendersi indispensabili ai vari lord e si sono insinuati in tutte le corti diventando consiglieri indispensabili, minimizzando anzi ridicolizzando le arti magiche, i draghi e gli antichi dèi, le storie su figli della foresta e giganti riducendole a leggende per bambini e soppiantando il tutto con il Credo e i sette dèi (che è al momento la sola religione nel mondo di Martin a non produrre alcun effetto immanente sul mondo e gli uomini mentre il dio rosso e il dio abissale resuscitano persone, gli alberi diga danno visioni e gli Stark hanno poteri metamorfi).

E mentre i Targaryen cadevano e i maestri prendevano sempre maggior potere gli Hightower sono praticamente scomparsi, se ne fa cenno qua e là con comparsate ma Lord Leyton Hightower di Vecchia Città nonché protettore della Cittadella, uno dei lord più ricchi e potenti di Westeros che ha l'esercito più potente dell'Altopiano se ne sta chiuso da anni nell'alta torre insieme alla figlia matta.

Non me lo spiego molto ma ci deve essere una relazione tra maestro Walys, figlio di una Hightower, la cospirazione per far cadere casa Targaryen e l'isolamento di Lord Leighton che, si dice, consulti libri di magia

Un altro indizio sulla cospirazione dei Maestri contro i Targaryen, lampante direi, si trova nel Banchetto dei Corvi, POV Sam 45, nelle parole dell'arcimaestro Marwyn:


"Chi credi che abbia sterminato tutti i draghi dei Targaryen l'ultima volta? Valorosi uccisori di draghi armati di spada?. Nel mondo che la Cittadella sta costruendo non c'è posto per stregonerie, profezie o candele di ossidiana, men che meno per i draghi. Perché non ti domandi come mai ad Aemon fu concesso di sprecare la propria vita alla Barriera quando per diritto avrebbe dovuto diventare arcimaestro? Fu a causa del suo sangue, è questo il motivo. Non potevano fidarsi di lui. Per lo stesso motivo per cui non possono fidarsi di me".


Maestro Marwin è sicuramente un personaggio che ci riserverà delle sorprese, sappiamo che è stato ad Asshai, che possiede una candela di vetro... il resto verrà svelato probabilmente nei prossimi libri e non vedo l'ora, soprattutto il significato di quell'ultima frase "Per lo stesso motivo per cui non possono fidarsi di me"

A partire dagli oggetti trovati da Pate nella scatola segreta sotto il letto di Maestro Walgrave (una ciocca di capelli biondi, un guanto di ferro e un ritratto di una donna molto somigliante all'arcimaestro) alcuni ipotizzano che Walys Flowers sia figlio proprio di Walgrave. E' possibile ma abbastanza ininfluente ai fini della storia: l'ostilità del Credo ai Targaryen viene da molto più lontano, probabilmente proprio dagli inizi, dalla conquista di Aegon.

Aegon il Conquistatore, si sa, sposò le sue sorelle. Per i Maestri i rapporti tra consanguinei erano da considerarsi un abominio ma con Aegon venne tollerato così come fu tollerata anche la bigamia. Lo stesso non si può dire per i figli che ebbe con le sorelle e per i quali si cercarono matrimoni più graditi agli usi occidentali: Aenys, figlio di Rhaenys, sposò la cucina Alyssa Velaryon ed ebbe sei figli, Maegor invece, convinto a sposare una Hightower, ebbe un matrimonio sterile, prese una nuova moglie senza separarsi dalla precedente e per salvare la faccia di fronte al Credo re Aenys lo mandò in esilio.

L'ostilità del Credo crebbe quando Aenys decise di far sposare tra loro due dei suoi figli: Rhaena ed Aegon, suo erede, le Compagnie del Credo Militante insorsero gettando Approdo del Re nello scompiglio e attentando alla stessa vita del re.

Le sommosse non erano state ancora sedate quando Maegor salì al potere anzi, si diffusero per tutto il regno anche perché il legittimo erede al trono era Aegon. Per porre fine all'insurrezione Maegor chiamò un Giudizio de Sette che vinse, dopodiché salì su Balerion, il drago di Aegon il Conquistatore, e bruciò dalle fondamenta il Tempio della Memoria, sede del Credo ad Approdo dichiarando poi le Compagnie del Credo fuorilegge.

La morte di Maegor e l'ascesa al trono di Jaehaerys riportarono l'ordine nei Sette Regni nonostante quest'ultimo prese in moglie la propria sorella Alysanne (matrimonio molto fecondo tra l'altro)... a quanto pare era necessario che il sangue rimanesse puro per assicurare la discendenza.

Il fatto poi di cui ci parla Maestro Marwyn accadde durante la Danza di Draghi, la guerra civile tra due fazioni Tragaryen che sconvolse il Regno per due anni e che pose fine all'Era dei Draghi. Si narra infatti che a seguito della battaglia del Tumbleton in cui i draghi rasero al suolo la città, il terrore verso queste bestie si impadronì di Approdo, fomentato dalle predicazioni di quello che viene ricordato come Il Pastore, si narra che la folla entrò nella Fossa dei Draghi e uccise cinque draghi incatenati... ma alla luce delle parole di Marwyn è difficile non pensare che i maestri della Cittadella abbiano avuto un ruolo significativo in questa occasione.

Dopo la Danza dei Draghi i re Targaryen non si sposarono più tra fratelli fino a Aegon IV (il padre dei Blackfyre, il re che chiese ai piromanti di costruirgli dei draghi, mostri di ferro e legno che sputavano fuoco, non ultimo il padre di Acreacciaio e Corvodi sangue), uno dei peggiori re che i Sette Regni abbiano mai conosciuto.

Dopo di lui a sposarsi con la sorella fu Jaeaherys II, figlio di Aegon V l'Improbabile che trovò la morte a Sala dell'Estate e padre di Aerys II e Rhaella che a sua volta si sposarono tra di loro su suggerimento della strega dei boschi di Jenny di vecchie Pietre che rivelò che il Principe che fu promesso sarebbe nato da questa unione (La Danza dei Draghi, Daenerys, 23)

Fino a qui arriva il materiale che sono riuscita a raccogliere a partire dai libri di Martin, senza dubbio alcuni particolari mi sono sfuggiti ma per ora tutto porta a dubitare dei Maestri della Cittadella che in ogni modo vollero che la linea di sangue di Drago si interrompesse, anche a costo di scatenare una guerra.

sabato 26 agosto 2017

Immaginaria - la mostra a Fano su miti e meraviglie


A Fano c'è un tesoro, uno scrigno di preziosi, tanto delizioso per il contenuto quanto per il contenitore.

Il contenitore è la Biblioteca Federiciana, il contenuto sono più di centomila volumi a stampa tra cui rare edizioni del XVI sec., un centinaio di Codici Malatestiani (1367 - 1463) fra i quali i libri della Camere di Pandolfo III e una collezione di pergamene (1173 - 1807).

Il cuore di questa biblioteca è la Sala dei Globi, denominata così per la presenza di due globi, uno terrestre e uno celeste della fine del XVII secolo, alle pareti sono addossate imponenti scaffalature che custodiscono i volumi del Federici divisi per argomento.
Sala dei Globi

L'occasione che mi ha portata nella Sala dei Globi è ghiotta: la mostra "Immaginaria. Fonti storiche dell'immaginario contemporaneo", un viaggio nell'evoluzione di quei miti che oggi ci tengono incollati alle pagine di un libro o di una serie tv perché fanno parte di quel mondo immaginario che ci veniva raccontato da piccoli nelle favole della buonanotte e ci hanno accompagnano da millenni attraverso le pagine della letteratura.

Attraverso materiale del fondo antico della Biblioteca Federiciana si snoda un breve ma interessantissimo percorso tra mostri, draghi, uomini avvolti dal mistero come Nostradamus e Cagliostro, manuali per inquisitori ed esorcisti, codici di astrologia e cabala e infine la clamorosa notizia dell'apparizione di un disco volante nei cieli di Firenze riportata dalla Domenica del Corriere il 14 novembre 1954.

E' importante sottolineare la presenza di testi riguardanti la cabala, l'inquisizione e le arti divinatorie perché non è facile trovare fondi librari con questo tipo di testi in quanto messi all'indice, ritenuti pericolosi o dannosi per la fede e per la morale di cui pertanto era vietata la lettura, la vendita, la traduzione e la detenzione. Domenico Federici infatti poteva possedere tali opere in quanto possedeva una speciale dispensa papale.

E' sicuramente una mostra accattivante, mostri, draghi e draghetti sono di gran moda di questi tempi e sarebbe stato molto facile fare qualcosa di approssimativo.
Invece no!
Il bibliotecario che ha curato la selezione e l'esposizione, Michele Tagliabracci, ha fatto davvero un bel lavoro costruendo un percorso storico e filologico armonioso dal XVI secolo con Conrad Wolffhart e la sua raccolta di "curiosità dal mondo" ai giorni nostri con la cronaca dell'avvistamento di un UFO nei cieli di Firenze. 
La stessa disposizione dei reperti bibliografici segue bene nello spazio questo percorso nonostante la sala sia abbastanza piccola.
C'è da dire che fino agli inizi del XVIII secolo le raccolte di mirabilia erano assai diffuse, opere come i "Viaggi di Jon Mandeville" ai confini del mondo con resoconti di creature fantastiche, palazzi meravigliosi e paesi di cuccagna godevano di ampissima diffusione e venivano tradotti in tutte le lingue europee poi, grazie alle esplorazioni che proprio nel 1770 videro la scoperta dell'ultimo continente abitato, l'Australia, e in seguito alla domanda di sempre maggior razionalità che condusse alla compilazione di enciclopedie come quella di Diderot e d'Alambert, "Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri" e che è la prima enciclopedia veramente moderna, questa passione per il meraviglioso va gradatamente scemando e i "mostri" vengono abbandonati o ricondotti a un ambito razionale come per esempio le teorie di Lombroso sulla base antropologica dell'indole criminale.

Per me resta il fascino assoluto dell'opera del Wolffhart con splendide incisioni che rimandano molto a quelle dei testi a stampa del Mandeville, soprattutto per quanto riguarda la raffigurazione di Blemmi, Sciapodi e Cinocefali.

Di seguito una raccolta delle opere in esposizione che spero inviti i lettori a visitare la mostra visitabile dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 14.00. Unica pecca gli orari di apertura impossibili per chi lavora 😒.

Chi vuole può poi andarsi a guardare la brochure ufficiale dell'esposizione a questo link. Mi raccomando, seguite i QRCode e potrete sfogliare personalmente i testi presenti nella Sala dei Globi che sono stati già digitalizzati

Breve predicion di nostro Damus et altri famosi astrologi sopra l'anno 1583. Coll.: Ms. Amiani 80/42
Copia di una “predizione” del celebre astrologo francese Nostradamus (Michel de Nostredame, 1503 - 1566).

Quadrante astrologico. 1632. Coll.: B 10 22 - Calendario perpetuo. 1621. Coll.: Ms. Federici 16 
Una carta datata 1632 presenta un quadrante astrologico ovvero una raffigurazione grafica finalizzata a rappresentare la posizione dei pianeti al fine di prevedere l'esito di un evento o di fatti correlati ad una specifica persona. La copertina del trattato sul calendario perpetuo è stata realizzata riutilizzando una pergamena che conteneva uno studio astrologico e un cifrario segreto che consentiva la lettura delle previsioni. L'arte del predire il futuro non era consentita tranne rare eccezioni: conoscere in anticipo l'esito di una trattativa, una battaglia o la morte di una persona potevano creare disordini sociali e politici. La copertina in pergamena spiega come camuffare da partitura musicale una previsione astrologica.


Laurentius Toppeltinus. Origines, et occasus Transsyluanorum: seu erutae nationes Transsylvaniae, earumque vltimi temporis revolutiones, historicâ narratione breviter comprehensae. Lugduni: sump. Hor. Boissat, & Georg. Remeus, 1667. Coll.: 1 B I 33
Lo storico rumeno Toppeltinus cita nel suo trattato sulla storia della Transilvania le gesta di
Vlad II di Valacchia, primo membro della stirpe dei Draculesti 

Cesare Carena. Tractatus de officio sanctissimae Inquisitionis, et modo procedendi in causis fidei. In tres partes diuisus. Bononiae: typis Iacobi Montij, 1668. Coll.: 2 M VI 62

Notizia sul Conte di Cagliostro. 28 agosto 1795. Coll.: Ms Federici 224/16
Nel fondo manoscritti della Biblioteca Federiciana è conservata copia di una lettera datata 28 agosto 1795 contenente informazioni sulla morte dell'esoterista ed alchimista Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro, avvenuta due giorni prima nelle carceri di San Leo.

Giacomo Filippo Foresti. Nouissime hystoriarum omnium repercussiones, quae Supplementum Supplementi chronicarum nuncupantur. Venezia: Albertino da Lessona, 1503. Coll.: 1 B IV 02


Athanasius Kircher. Musurgia vniuersalis siue Ars magna. Roma eredi Francesco Corbelletti, 1650. Coll.: 2 N VIII 44
La Musurgia universalis è un'enciclopedia musicale in cui sono descritte le basi teoriche e pratiche della musica ed in generale dei fenomeni acustici. L'autore celebra la creazione dell'universo e dell'uomo, generati secondo il volere divino rappresentato come un esecutore dell'armonia celeste.
L'uomo come parte di questo sistema è in stretta correlazione con le influenze astrali, principio alla base della tradizione astrologica.

Athanasius Kircher. Arca Noe, in tres libros digesta. 
Amsterdam: Jan Jansson, 1675. Coll.: 2 M VI 30

Girolamo Menghi. Compendio dell'arte essorcistica, et possibilità delle mirabili, & stupende operationi delli demoni, & de i malefici. Con li rimedi opportuni alle infermità maleficiali.
Venezia: Fioravante Prati, 1594. Coll.: 16 G I 20

Joannes Christian Frommann. Tractatus de fascinatione novus et singularis, in quo fascinatio vulgaris profligatur, naturalis confirmatur, & magica examinatur.
Norimberga: Wolfgang Moritz Endter, erede Johann Andreas Endter, 1675. Coll.: 2 N V 31
Opera dedicato allo studio dei malefici e dei “malocchi”: Frommann sottolinea il carattere popolare di tali tradizioni magiche.

Giuseppe Maria Maraviglia. Pseudomantia veterum, et recentiorum explosa, siue De fide diuinationibus adhibenda tractatus absolutissimus ad abolendam falsae diuinationis superstitionem.
Venezia: Giovanni Francesco Valvasense, 1662. Coll.: 2 N VIII 28
Il trattato esamina le antiche tradizioni legate alle divinazioni e profezie.

Ulisse Aldrovandi. Serpentum, et draconum historiæ libri duo.
Bologna: Clemente Ferroni, 1640. Coll.: M IV 10

Gaspar Schott. Physica curiosa, sive Mirabilia naturae et artis libri XII comprehensa, quibus pleraque, quae de angelis, daemonibus, hominibus, ... ad veritatis trutinam expenduntur, ... & innumeris exemplis illustrantur.
Würzburg: Johann Andreas Endter, erede Wolfang Endter, 1662. Coll.: 2 N VIII 42-43

Thomas Bartholin. De unicornu observationes novae. 
Amsterdam: Hendrik Wetstein, 1678. Coll.: 2 O II 38

Phesio Sano de Annoies. Hermeticae disciplinae Lvcifer : Quo fugatis errorum tenebris : Secretiora Naturae Arcana revelaantur. Bologna: eredi Antonio Pisarri, 1680. Coll.: Magazzino B
Rarissimo opuscolo di argomento alchemico stampato a Bologna da autore ignoto (l'indicazione sul frontespizio è riconducibile ad uno pseudonimo).
Il luogo di stampa induce ad identificare il Lucifer nella “pietra luciferina”, nota anche come “pietra di Bologna”.

Conrad Wolffhart. Prodigiorum ac ostentorum chronicon, quae praeter naturae ordinem, motum, et operationem, et in superioribus & his inferioribus mundi regionibus, ab exordio mundi usque ad haec nostra tempora, acciderunt.
Basilea: Heinrich Petri, 1557. Coll.: 1 B IV 22 


Ulisse Aldrovandi. Monstrorum historia.
Bologna: Nicolò Tebaldini, 1642. Coll.: M IV 6

Domenica del Corriere, 14 novembre 1954
Un disco volante sarebbe sfrecciato sullo stadio Comunale di Firenze durante la partita amichevole tra Fiorentina e Pistoiese, perfino i giocatori si sarebbero fermati ad osservare l'oggetto attirati dagli “indici rivolti al cielo” dei tifosi.

Cesare Lombroso. L' Uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza ed alla psichiatria. Atlante.
Torino: Fratelli Bocca, 1897 Coll.: 16 M IV 56 

giovedì 17 agosto 2017

Il Coraggio - Cristo, Pilato, Socrate e Aronne Piperno - Voli intorno al Maestro e Margherita

Pilato e Barabba
Capita un giorno di partecipare a un incontro nella biblioteca cittadina sulla filosofia greca, o meglio sulla visione della contemporaneità Con gli occhi dei Greci, proprio così si intitola il libro di Mauro Bonazzi, uno spunto per osservare la complessità in cui siamo immersi con occhi diversi.

Il discorso cade ovviamente su Socrate e sul Simposio, e su Alcibiade. Alcibiade sa perfettamente cosa sia giusto e cosa no, Laura Giordano in "Da Tucidide a Platone: il ruolo di Alcibiade nel Simposio"" sottolinea che Alcibiade ha perfetta coscienza delle proprie carenze 
MA
non riesce ad applicare la lezione di Socrate. ("Studi Classici e orientali" 43-1998).
Alcibiade aderisce ai valori di Socrate quando è con il filosofo ma una volta sciolto dalla sua compagnia aderisce al mondo dei valori dei molti, ο πολλοί.
Dall'altra parte, nell'Apologia, a Socrate viene proposto dai suoi compagni di riconoscersi colpevole e pagare con un'ammenda o l'esilio ma Socrate non accetta, non può accettare:

"ovunque andassi i giovani verrebbero ad ascoltarmi. Se io poi li allontanassi essi mi farebbero scacciare e se non lo facessero sarebbero i loro genitori a cacciarmi". - Non potrebbe allora starsene semplicemente zitto in esilio? No "sarebbe disobbedire a dio... il più gran bene per un uomo sta nell'indagare continuamente sulla virtù". (XXVII-XXVIII)

Socrate si vede come una levatrice e rinnegare il proprio pensiero significherebbe tradire la sua missione di educatore. Ugualmente nel Critone gli viene proposta una via di fuga ma di nuovo Socrate rifiuta.

Ok, ma che c'entrano Cristo, Pilato e Bulgakov?
Eh! C’entrano perché in quel momento stavo leggendo il Maestro e Margherita, o meglio Rileggendo a distanza di venti anni, scoprendo di non averci capito assolutamente una mazza durante la prima lettura.
Dunque leggevo e proprio il giorno dopo aver ascoltato di Alcibiade e della sua incapacità di aderire in toto ai valori di Socrate mi ritrovo al cospetto di Pilato:

“Vi era tanto tempo libero quanto ne occorreva, il temporale sarebbe scoppiato solo verso sera, e la codardia era indubbiamente uno dei vizi più terribili. Così diceva Jeshua Hanozri. No, filosofo, ti obietto: è il vizio più terribile di tutti!Era pronto a tutto, pur di salvare dall’esecuzione quel pazzo sognatore e medico completamente innocente!” (p.361)

La morte di Socrate Jacques-Louis David
La codardia, il più terribile di tutti i vizi.
Ed ecco che Socrate diventa improvvisamente precursore di Cristo. Il filosofo sente il dovere nei confronti dei suoi allievi di perseverare e non rinnegare quanto insegnato, così Cristo e soprattutto Pilato.
Pilato vede l’innocenza di Cristo/Hanozri e lo vuole salvare nonostante tutto, portarlo in Cesarea e probabilmente trascorrere il tempo che gli rimane a discorrere e filosofeggiare con questo uomo, il più giusto degli uomini, il più saggio.
Di notte, nei sogni, ha il coraggio di salvare Hanozri dalla condanna, di compiere ciò che è giusto.
Di giorno il coraggio viene a mancare, Hanozri viene condannato e ucciso.
In un dialogo con Marco Levi si fa mostrare la pergamena sulla quale sono trascritte le parole di Jeshua Hanozri: 
“il vizio maggiore… la codadria…” (p.371)

Lo lasciamo lì Pilato, pagine di silenzio in cui lo immaginiamo arrovellarsi il cervello, con la testa in preda alla peggior emicrania della sua vita una gran gastrite per non aver saputo prendere quell’unica decisione che avrebbe cambiato il corso della sua vita (e forse quello dell’umanità intera).
Pagine di silenzio in cui la sua storia viene taciuta ma diventa soggetto di qualcosa di più grande e attuale, un tarlo, l’opera del Maestro.

E poi finalmente
e Margherita vide che l’uomo seduto, i cui occhi sembravano ciechi, si stropicciava con forza le mani e affissava quei suoi occhi ottenebrati nel disco lunare. Adesso Margherita vedeva che accanto alla pesante scranna di pietra, su cui la luna faceva brillare scintille, giaceva uno scuro, enorme cane dalle orecchie aguzze e come il suo padrone, guardava inquieto la luna. Ai piedi dell’uomo c’erano cocci di una brocca spezzata e si stendeva, senza mai prosciugarsi, una pozza di color rosso-nero.Ecco, ho voluto mostrarle il suo eroe. Sono quasi due millenni che sta qui, su questo pianoro, e dorme, ma quando viene la luna piena, come vede, lo strazia l’insonnia. Essa tormenta non solo lui, ma anche il suo guardiano fedele, il cane. Se vero che la viltà il vizio più grave, il cane, forse, non ne porta la colpa. L’unica cosa che questo animale coraggioso temesse, era la tempesta. Ma chi ama, deve dividere la sorte di colui che egli ama.Dice, — rispose Woland, — una sola cosa. Dice che anche quando c’ la luna, per lui non c’ pace e che brutto il suo mestiere. Cos dice sempre, quando non dorme, e quando dorme, vede una sola cosa: una strada illuminata dalla luna, e vuole percorrerla e parlare con l’arrestato Hanozri perché, come egli afferma, non ha finito di dire qualcosa allora”

Con sollievo per tutti il Maestro libera Pilato dalla sua eterna pena, Cristo lo chiama per continuare quella conversazione interrotta quasi duemila anni prima.

Panchina Bulgakov - Mosca
Vengono i brividi, leggere questo passo di liberazione, sollievo, fine della pena per un uomo che per secoli rimpiange una decisione che non avrebbe potuto non prendere. Pilato come il Giuda del Jesus Christ Superstar forse, dannatore (? esiste dannatore?) e co-salvatore dell'umanità, pedina di una volontà superiore che, in un mondo dominato dal libero arbitrio non riesce a sottrarsi con la volontà al suo destino. 
Già, mentre da un lato l'accostamento Socrate/coraggio/Cristo denota la profonda anima filosofica della cristianità russa, la figura di Pilato sembra rinnegare tutte le teorie sul libero arbitrio

Oh!
Ero così contenta di questo parallelo inaudito e mi pascevo tanto in questa scoperta!
Finché non mi venne la brutta idea di prendere in mano “La morte di Socrate” di Lev Tolstoj

A Socrate avvenne quel che poi avvenne a Cristo. Socrate mostrava agli uomini la via della vita secondo ragione, così come essa gli si rivelava nella sua coscienza, e, nel mostrare questa via, non poteva non ripudiare quelle false dottrine sulle quali si fondava la vita sociale del suo tempo. E la maggioranza degli ateniesi, non essendo in grado di intraprendere la via indicata da lui, benché la riconoscessero come vera non potevano tollerare la condanna di tutto ciò che essi tenevano per sacro, e, per liberarsi dall'accusatore e dal sovvertitore dell'ordine costituito, avevano consegnato Socrate al tribunale per un processo, che doveva concludersi con la morte del condannato. Socrate lo sapeva e perciò non si difese.
Evitare la morte non è difficile, molto più difficile è evitare il male
Quando mi avrete messo a morte, voi susciterete contro di voi tutti coloro che vi accusano” p.144

Cristo è morto, la sua pena è finita, terminata, è risorto nella luce perché non si è piegato.
La pena di chi lo ha messo a morte invece è eterna, il biasimo nei confronti di Pilato, di Giuda e degli Ebrei continua nei secoli.
Ricordate il Marchese del Grillo? Aronne Piperno l’ebanista che il Marchese non vuole pagare per puro sfoggio di arroganza e sopraffazione?
E in più... tu sei giudeo e i tuoi antenati falegnami hanno fabbricato la croce dove hanno inchiodato nostro signore Gesù Cristo... posso essere ancora un po' incazzato pe' sto fatto?

OK, Aronne Piperno c'entra e non c'entra ma non riuscivo a togliermi la scena dalla mente.

E' tutto?
NO!
Perché passano due o tre settimane e Cristo e Socrate ritornano proprio dove non ce li si aspetterebbe.
Tra le pagine di Umberto Eco, "La Misteriosa fiamma della regina Loana", si parla di Gragnola, un conoscente, una vita fa...
"Gragnola invece viveva in un mondo intristito da un Dio cattivo, e l'avevo visto sorridere con qualche tenerezza solo quando mi raccontava di Socrate e di Gesù.Due che poi, mi dicevo, erano stati ammazzati, e quindi non vedevo che cosa ci fosse da ridere." p.350
Infatti non rideva, sorrideva con tenerezza.
C'è davvero da chiedersi se sia stata la figura di Socrate a essere plasmata su quella di Cristo o viceversa. Questo mito del coraggio, Socrate come Cristo, Alcibiade come Pilato...

Ci penserò in un secondo momento...

domenica 30 luglio 2017

Filippa Siccardi, il suo castello e un restauro dettato dall'amore




Un delizioso pomeriggio, un'impressione di bello e passione che indica la strada, o una strada per la conservazione del patrimonio culturale, architettonico e storico del nostro bellissimo Paese.

PS: se siete interessati solo alla parte storica andate direttamente alla fine del post.

L'occasione è l'evento“Omaggio a Filippa Siccardi, feudataria del Castello di Naro (1217-2017)", tenutosi al Castello di Naro, vicino Cagli, il 29 luglio di cui sono venuta a conoscenza sulla pagina Facebook de Il Medievalista
L'evento, ben organizzato e soprattutto ben strutturato, si divideva in tre parti: 

  • Conferenza della ricercatrice Elisabetta Gnignera, storica del costume medievale e rinascimentale
  • Visita al castello con Giovanni Melappioni, appassionato di storia medievale, scrittore e curatore del blog Il Medievalista
  • Rinfresco a base di tartufi realizzato in collaborazione con Tartufi Tentazioni di Acqualagna
L'evento verrà ripetuto e consiglio davvero a tutti di partecipare per trascorrere un pomeriggio diverso, deliziati dalla bellezza dei luoghi, dall'abilità dei narratori e dal piacere di un rinfresco gourmet.
Elisabetta Gnignera ha saputo egregiamente ripercorrere la figura della donna guerriera attraverso i secoli, dall'Iliade di Omero (VI s.a.C) al Morgante del Pulci (XVs.) passando attraverso l'Eneide con Camilla regina dei Volsci, le cronache di crociata di Imad ad-din, biografo di Saladino (XIIs.), la figura di Maria Puteolana, vergine guerriera di Pozzuoli descritta dal Petrarca, la Teseide di Boccaccio fino alle più note Giovanna d'Arco e Caterina Sforza. La relazione attinge da storia e letteratura ed è interpuntata da riferimenti a reperti archeologici e descrizioni dell'abbigliamento delle donne guerriere attraverso i secoli. Una narrazione leggera, piacevole, scorrevole adatta a ogni tipo di ascoltatore, non è necessario avere già conoscenze di tipo storico, la relatrice riesce a trasportare l'uditore attraverso i secoli grazie a parole e immagini sapientemente dosate.

Giovanni Melappioni è stata una piacevolissima scoperta, la conferma che per trasmettere un messaggio di tipo culturale ci vuole per prima cosa passione per la materia. E Melappioni di passione ne ha, trasuda entusiasmo a ogni parola e la visita alla rocca diventa occasione per spiegare l'evoluzione del castello nella storia e il fenomeno dell'inurbamento. E' uno scrittore lui e dove mancano i documenti storici provvede a riempire la lacuna con ipotesi ragionate in virtù della sua conoscenza del periodo.

Terza parte del pomeriggio l'aperitivo, è in questo momento che i proprietari del Castello si presentano e spinti dalla nostra curiosità raccontano di come l'incontro con questo posto sia avvenuto per caso e sia stato subito passione. L'acquisto per impulso, per essersi invaghiti di un portale e poi anni per realizzare il progetto del restauro che è davvero un capolavoro di sinergia tra archeologia e design. Ogni cosa è curata nei minimi dettagli, dall'uso di materiali e colori in armonia con il luogo, al giusto dosaggio di complementi d'arredo retrò e innovazione tecnologica (penso ai termosifoni del bagno principale o alla doccia con vista sulla valle), tappezzerie delicate, legni, camminamenti ricostruiti o inventati che aprono su di una vista mozzafiato sulla valle. Anche il verde circostante è disposto con la stessa cura maniacale, le file di giovani ulivi all'ingresso, le porzioni di terreno rialzate ove risiedono ortensie, rose o piante aromatiche e poi di nuovo la vista sulla valle, la stessa di Raffaello e dei grandi maestri del Rinascimento, quel senso di pace e tranquillità che è proprio dell'entroterra marchigiano dove l'Appennino è morbido, accogliente e ricoperto di vegetazione.

A Naro ho visto l'amore. 
L'amore dei relatori per la materia storica. 
L'amore dei titolari della Tartufi Tentazioni nella presentazione delle loro creazioni gastronomiche. L'amore della famiglia Stocchi per un angolo dimenticato della storia che hanno trasformato in una porzione di paradiso.


PICCOLO EXCURSUS DI STORIA
Spulciando in giro mi sono imbattuta nell'opera di Gabriele Presciutti,Maurizio Presciutti e Giuseppe Dromedari, un archeologo e due impiegati che animati da passione nei confronti del tesoro storico del loro paese hanno impiegato tre anni in ricerche tra Archivio di Stato e l'università di Urbino mettendo in fila minuziosamente materiale d'archivio e racconti di compaesani. L'opera è "Pianello di Cagli. Viaggio nella storia di una vallata", acquistabile su Vistaprint.
Il giorno dopo la visita mi sono dilettata a far combaciare l'accattivante storia di Filippa Siccardi ascoltata al castello con quanto letto nel libro di Presciutti e Dromedari. 

Filippa Siccardi, chi era costei dunque?
Una donna del 1200 feudataria del castello di Naro. 
All'inizio del XIII secolo le mire espansionistiche del comune di Cagli puntano sui territori circostanti, soprattutto quei castelli di proprietà di signori locali che ergendosi su promontori possono garantire ottimi punti di osservazione sul territorio e buone rendite. In pochi anni vengono assoggettati una cinquantina di castelli tra cui quello di Naro, i proprietari stringono un accordo con il Comune che compensa queste cessioni con beni e cariche comunali.
E' il 1219, l'accordo per il castello di Naro viene siglato da Filippo e Riccardo Siccardi, rispettivamente padre e fratello di Filippa. 
Nel 1227 i documenti dell'epoca riportano che Filippa Siccardi riconsegnò il castello al Comune di Cagli.
Cosa accadde nel frattempo si può ricostruire grazie al libro su Pianello di Cagli.
Due fatti concorsero a indebolire la forza del Comune e riaccendere le spinte autonomiste dei signori dei castelli:

  • Un'epidemia scoppiò all'interno delle mura di Cagli decimandone la popolazione 
  • Papa Onorio II consegnò il Comune di Cagli ad ad Azzo d'Este, marchese di Ferrara, di fazione guelfa filopapale
Perché il Papa consegnò Cagli a un Este? Posso ipotizzare che essendo il Comune filo-ghibellino ed essendosi espanso soprattutto a spese della Diocesi di Cagli, il Papa lo abbia voluto punire approfittando della crisi dovuta all'epidemia influenzale. Fatto sta che sette anni dopo, siamo nel 1227, grazie all'intervento di Federico II gli Este sono costretti ad andarsene e Cagli torna libero Comune. La crisi di Cagli dura sette anni (1220-1227) durante i quali i signori dei castelli si ribellano all'autorità accentratrice del Comune e tornano a insediarsi delle loro precedenti proprietà. Posso ipotizzare che anche Filippa Siccardi fosse ritornata in possesso del castello di Naro a seguito di quest'onda autonomista dei signori locali e che quando il Comune si fu riorganizzato ed ebbe ritrovato la sua forza si vide costretta a fare marcia indietro e riconsegnare il castello a Cagli. Deve comunque esserci stato un assedio visto che i documenti dell'epoca riportano che i castelli di Filippa furono riconsegnati piuttosto malconci.
Di Filippa null'altro si sa, il paragone corre veloce verso un'altra figura femminile forte che difese strenuamente i suoi possedimenti: Caterina Sforza, madre di Giovanni dalle Bande Nere, che si scontrò con il Valentino Cesare Borgia il quale mirava a unire le terre di Marche e Romagna sotto un unico principato filopapale nei primi anni del Cinquecento.