venerdì 2 dicembre 2016

Un tuffo in libreria - a volte è meglio non sapere



Qualche giorno fa sono entrata in libreria per fare un regalo, erano anni che non ci mettevo piede per un fioretto autoimposto, un misto di sadomasochismo intellettuale e ristrettezze economiche. L'ultima volta che ero entrata in una libreria era circa quattro anni prima.
All'ingresso le idee erano chiare: entrare, chiedere, confermare l'acquisto e mentre la commessa faceva il pacchetto curiosare tra gli scaffali.
Il tempo era pochissimo, trenta minuti per fare tutto quindi la possibilità di cadere in tentazione era pressoché nulla. Avevo già ripreso da qualche mese a comprare nuovi libri online (una storia che racconterò in un altro post) ma un conto è andarli a cercare a uno a uno su Amazon a colpo sicuro, un altro è trovarsi nel paese di Bengodi....
Dunque entro, chiedo, passo alla fase 2 del mio piano e... 

Dove cazzo sono finiti i libri??? 

E per libri non intendo quegli oggetti composti da carta scritta rilegati in copertine accattivanti ma I LIBRI, i Classici, Balzac, Shakespeare, Manzoni... dove sono finiti tutti?
L'ingresso era rimasto quello di sempre e l'ho saltato a piè pari, già sapevo che vi avrei trovato solo junk-books; l'obiettivo era il reparto appena dietro, quello dei classici, tutti carini e ordinati alfabeticamente per autore, con le loro costine nere per i Classici e Classici Storia, rosse per i Classici Moderni Mondadori, i Classici Blu della Bur, i tascabili bianchi Einaudi, i grigi, verdi e rossi Garzanti dalle copertine semplici e discrete e i piccoli Adelphi, così bellini, così silenziosi...

Niente!

Tra gli scaffali si affacciavano timidi un po' di Feltrinelli sottili, Baricco, Benni, Allende... qualche Einaudi qua e là, Eco in bella vista che fa sempre la sua porca figura, un Fowles, due Alice Munro, il tutto in massimo quattro metri quadrati di scaffale, tutto attorno era invece un fiorire di letture mediocri racchiuse in sovracopertine ammiccanti e chiassose che riportavano foto di bellissimi protagonisti hollywoodiani in copertina.
Mi è tornata alla memoria La Storia Infinita di Ende, il Nulla che cinge d'assedio la torre d'avorio e come la torre d'avorio dell'imperatrice bambina forse un giorno anche questo piccolo scaffale verrà distrutto... nel migliore dei casi traslocato.
Lo sguardo si dirige un metro più a sinistra: in un angolino largo trenta centimetri riposano gli Adelfi, piccoli, semplici, discreti. Borges mi strizza l'occhio e così fa Giambattista Basile nell'edizione Arcadia eBook. Solo quando li prendo in mano per sfogliarli realizzo che sono... sigillati.

Sigillati???

Ma che è? un peep show? Guardare e non toccare? Se ti piace la copertina e  le quattro righe riportate in quarta bene altrimenti ti fotti. Come fai a scegliere tra diverse edizioni se non le puoi sfogliare? Se non puoi vedere chi ha scritto la prefazione, l'introduzione, la presenza o meno di un apparato note... come fai a decidere? E nel caso di un saggio come fai a comprarlo a scatola chiusa se non puoi vedere neanche l'indice?
Ma davvero allora è meglio comprare online! Almeno in molti casi hai la possibilità di sfogliare l'anteprima su Google Books e leggere le recensioni.
Giuro che non mi era mai capitato di vedere  libri sigillati in libreria. Ho avuto come l'impressione che non si dovessero rovinare... magari per poterli restituire senza danno al distributore... tanto chi vuoi che li compri
Prendo Lo Cunto de li Cunti (a scatola chiusa s'intende), lo poso accanto alla cassa e finalmente trovo il coraggio di chiedere alla commessa dove fossero i libri e se nelle stanze al piano di sopra ci fosse altro di letteratura.
No - risponde con una smorfia - al piano di sopra per lo più sono saggi.
La sua faccia a metà tra il disgusto e la noia non mi convince, ho la sensazione che mi abbia dato una risposta a caso, totalmente ignara in realtà di cosa ci sia di sopra. Al primo piano tanto ci devo andare comunque, almeno per vedere se la sezione Storia è ancora lì.

Ed eccoli gli amici miei! Traslocati al secondo piano ma ci sono E NON MI SEMBRANO SAGGI PORCAVACCA!!! (un po' incazzati sì però)
Una parete di tre metri per due circa ma me la sono fatta bastare. 

Tre scaffali.

Primo scaffale: libri di poesia, ok, approvata.
Secondo scaffale: inizia il delirio. In alto in alto le prime due mensole sono ricoperte di testi teatrali, due metri lineari in cui hanno schiaffato una miscellanea di Shakespeare, Goldoni, Molière tenuti insieme solo dall'ordine alfabetico dell'autore. E' teatro? Bene, lo schiaffiamo in alto tanto non se lo fila nessuno. 
I due ripiani più sotto dovrebbero contenere testi classici dove per classici il libraio deve aver deciso latini e greci... tutti insieme ovviamente, ordinati sempre alfabeticamente per autore, tutto quasi bene se non avessi trovato il Tasso tra Tacito e Tucidide, più in basso una sorta di anarchia tutta italiana priva di ordine logico tra Dante, Manzoni, Verga, un gran minestrone un po' in piedi un po' sdraiato alla rinfusa.
Il terzo metro onestamente non l'ho capito, c'erano autori italiani ma anche saggi di vario genere sulla letteratura, mi ha incuriosita uno su Pasolini ma c'era talmente tanta confusione lì attorno che non ho approfondito.
Consiglio per i librai: il lettore vuole ordine!
In quel marasma sono riuscita a trovare un'edizione superstite de Lo Cunto de li Cunti di Basile e l'ho messo da parte, un Garzanti, buona introduzione, biografia dell'autore, indici dei nomi e soprattutto non sigillato. Poi mi ha strizzato l'occhio Anabasi di Senofonte, edizione UTET con testo a fronte, una garanzia, 200 pagine di introduzione su 700, praticamente libro + saggio: due libri al prezzo di meno di uno.

19.30, la commessa spegne la musica in sottofondo, arraffo i miei due nuovi amici, pago ed esco.

Di pessimo umore.

Non ero mai uscita di pessimo umore da una libreria e non so se rientrerò mai più in quella... no non è vero, sento già la voglia di ritornarci per frugare nella stanza al primo piano e trovare magari qualcos'altro di abbandonato che abbia bisogno di essere salvato. Mi fa sentire come una sorta di Schindler, salvare i libri dalla dimenticanza, libri che fino a pochi anni fa si trovavano in bella vista sugli scaffali principali e adesso sono relegati al piano superiore di una libreria di paese.

Che sono una snob già lo so, un Gattopardo, nostalgico dell'Ancien Régime e delle conversazioni su Hermann Hesse e Anna Karenina, che si commuove ripensando alle trecce di Ermengarda, sparse sull'affannoso petto e adesso si ritrova a disquisire da solo sulla differenza tra bello e sublime... Me lo faccio bastare, dopotutto anche parlando con me stessa riesco a trovarmi in disaccordo.

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